“La destra è figlia legittima degli interessi egoistici
dell'oggi. La sinistra degli interessi di coloro che non sono ancora nati.
[...] C'é un patto fra le generazioni che dobbiamo avere il coraggio di non
dimenticare”. Mi piace citare Vittorio Foa per iniziare la mia riflessione su
quale deve essere l'azione di un governo che ispiri il suo operato nella
società a valori di sinistra. Ritengo che oggi in Italia vi sia molta
confusione tra gli elettori nel distinguere destra e sinistra, questo è dovuto
principalmente alla retorica populista adottata
negli ultimi anni dalla politica. I partiti hanno riempito la loro propaganda
di parole come meritocrazia, pari opportunità, meno tasse, semplificazione
amministrativa, giustizia rapida ed efficiente. Tutti concetti che affascinano
e danno speranza agli elettori, che in massa si sono rivolti verso chi con più
forza ha insistito su queste tematiche in campagna elettorale. Il passaggio
dalle parole alla pratica è stato impietoso. Destra e sinistra si sono
applicate in una difesa dello status quo, che in un’ottica conservatrice ha
cercato di tutelare il sistema di potere instauratosi in ogni luogo decisionale
pubblico.
Al fine di identificare la politica che un moderno governo
di sinistra deve adottare cercherò prima di individuare quali sono i principi
guida a cui deve ispirarsi. L'argomento è vasto ma può essere sintetizzato
attraverso alcune semplificazioni. Le due grandi categorie nelle quali ritengo
debbano racchiudersi i principi della sinistra sono l'Onestà e l'Altruismo.
L'Onestà deve essere il fondamento di qualsiasi soggetto che decida di mettere
il suo operato al servizio della comunità. Tale categoria è propria della
destra e della sinistra e non può essere elemento in base a cui identificarsi
in una o nell'altra fazione. Una società che si riduce ad eleggere gli onesti
in quanto tali è malata e senza fantasia. La categoria che caratterizza la
sinistra è l'Altruismo, altruismo verso chi ancora non è nato, che si esplica
nella salvaguardia ambientale, nello sviluppo sostenibile e nella difesa del
bene comune, l'Altruismo verso gli ultimi e gli emarginati che si esplica
nell'accoglienze e nell'integrazione degli immigrati, nelle politiche di
assistenza verso i disabili, nell'azzeramento delle sacche di povertà, e nella
riduzione delle disuguaglianze sociali contestuale all'aumento della ricchezza.
L'applicazione di questi valori alla realtà può avvenire seguendo due diversi
filoni ideologici, uno di stampo socialista e l'altro liberista. I due si
differenziano essenzialmente per il ruolo giocato dallo Stato nell'attuazione
della politica economica. Il primo vede di buon occhio uno Stato fortemente
attivo nel campo dell'economia nelle vesti di giocatore, risultando quindi
favorevole alle aziende pubbliche, ai finanziamenti alle imprese private, all'assistenzialismo
delle imprese ormai tecnicamente fallite, alla difesa del posto di lavoro e non
del lavoratore, ad una forte attenzione alle richieste del sindacato e dei
cittadini riuniti in organizzazioni. Questa visione è ufficialmente abbandonata
dalla sinistra italiana, anche perché in parte vietata dall' Unione Europea, ma
risulta populisticamente sbandierata in determinate occasioni e spesso
meschinamente applicata per la difesa di bacini elettorali. Il secondo filone
ideologico si batte affinché lo Stato operi come arbitro e regolatore di un
mercato che autonomamente, salvo casi eccezionali, raggiunge posizioni
efficienti. I concetti chiave di questa visione sono: concorrenza, poche e
chiare leggi, certezza del diritto, apparato burocratico snello e dinamico,
meritocrazia e tutela dei singoli cittadini. Il liberismo può essere più o meno
“estremo”, normalmente più a destra si va, più si crede che lo Stato sia un
ostacolo al raggiungimento di una situazione di ottimo sociale, più ci si
sposta a sinistra più si ritiene lo Stato un deus ex machina, che organizza il
campo per poi lasciare i contendenti liberi di giocare, nel rispetto di regole
chiare e applicate. Così stanno le cose, chi confonde lo fa per ignoranza o
incompetenza. Nelle prossime righe cercherò di rendere chiaro perché è
necessario che le regole del mercato vengano applicate in più ambiti del vivere
sociale, abbandonando le logiche buoniste che negli anni hanno assopito il
paese.
La visione di uno “Stato Regolatore”, è quella ufficialmente
adottata dal Partito Democratico, ma nonostante ciò nella tradizione italiana
si è sempre pensato che la sinistra (...quella vera!) sia esclusivamente quella
che affonda le sue radici nella tradizione socialista o comunista. Per motivi a
me oscuri, il mercato, l'impresa o la finanza, vengono mal digeriti
dall'elettore di sinistra, che in un tumulto ideologico semplifica la
complessità di una dottrina ad un mero ordine allocativo, destra o sinistra,
prendendo come assoluto il falso assioma liberismo uguale destra. Questa
confusione concettuale ha avuto gravi conseguenze nel nostro paese, facendo sì
che per venti anni gli elettori credessero che la destra italiana fosse
portatrice sana dei valori liberisti solo in quanto destra. Il risveglio dal
sonno dogmatico è stato brusco e faticoso, il partito al governo altro non era
che un ammasso di burattini al servizio, chi più e chi meno, del padrone che
guardava ai propri interessi. Non appena il burattinaio ha rotto i fili, uno
dopo l'altro sono rovinosamente tutti caduti al suolo.
Quanto avvenuto non può che essere il risultato di un
profondissimo e gravissimo errore di valutazione del miope elettore italiano,
il quale non ha minimamente percepito i cambiamenti politici mondiali post 1989
e ha continuato a vedere il mondo attraverso lenti buone negli anni ‘60, ma che
l'usura del tempo ha reso antiquate per interpretare la modernità. La sinistra
italiana è rimasta per troppi anni ancorata a concetti che oggi risultano
essere dannosi al sistema paese. La paura e la mancanza di lungimiranza hanno
fatto sì che in quei pochi anni di governo, attuasse politiche in un mix tra
socialismo e corporativismo, divenendo quindi un alter ego mal riuscito della
destra conservatrice e finta liberista.
La complessità che regola il mondo occidentale impone al
popolo della sinistra e ad alcuni suoi rappresentanti di allontanarsi dalla
scialba visione di buoni e cattivi che combattono per i loro interessi. La
lotta di classe è ormai archiviata. Il futuro (e il presente!) sono la sfida
con i paesi BRICS, a cui l'occidente evoluto può opporsi solo con conoscenza e
tecnologia, competere sul costo del lavoro manuale è molto difficile. Per
rimanere al tavolo di gioco è necessario attuare una serie di riforme tra cui:
favorire l'afflusso dei grandi capitali esteri attraverso aliquote fiscali
vantaggiose per le multinazionali che decidono di stabilire le loro sedi nel
bel paese, sviluppare un settore dei servizi finanziari che possa competere a
livello mondiale per essere in grado di agganciare la grande domanda di
impieghi che proviene da oriente, liberare il mercato dal capitalismo familiare
che nasconde rendite e non consente ai migliori di occupare posizioni
direzionali e di controllo, lasciare fallire le aziende sul baratro così che
giovani imprenditori coraggiosi possano occupare quote di mercato creando nuovi
posti di lavoro (... difesa del lavoratore e non del posto di lavoro!),
accelerare l'iter decisionale della giustizia, non stilare l'agenda di governo
in funzione del volere del sindacato. Le riforme che servono sono tante e da
molti anni si conoscono. La loro mancata realizzazione da parte dei governi di
sinistra è il frutto di una visione assistenziale della pubblica
amministrazione, che ha portato l'Italia ad essere impreparata alle sfide del
mondo globalizzato.
Essere di sinistra oggi significa tutelare il lavoratore e
non il posto di lavoro, significa consentire ad un giovane di fare impresa
senza gli eccessivi oneri imposti dalla pubblica amministrazione, significa
creare un sistema in cui contano le conoscenze acquisite con lo studio e non
quelle di famiglia, significa consentire ai figli volenterosi delle classi meno
abbienti di emanciparsi dalla povertà, significa regolare ogni mercato e
lasciarlo libero di raggiungere l'efficienza combattendo rendite e monopoli,
significa ridurre le disuguaglianze sociali, consapevoli però che ciò che conta
maggiormente è la ricchezza dei singoli individui. Gran parte del mondo
occidentale già si fonda su questi principi, e compete con l'Oriente e il Sud
America senza dover ridurre il benessere raggiunto negli anni. Affinché anche
l'Italia possa entrare nella sfera dei paesi virtuosi c'è bisogno di una
sinistra liberista, che lasci alla destra la difesa dello status quo, per
imporsi sul presente in difesa del futuro.

Questo è un manifesto del Renzismo; resto convinto che il liberismo e quel concetto di 'Altruismo' di cui parla l'articolo siano costitutivamente incompatibili. Ci sono spunti interessanti, ma il liberismo NON è di sinistra. Esempio sintetico: il punto che parla di "lasciare fallire le aziende sul baratro così che giovani imprenditori coraggiosi possano occupare quote di mercato creando nuovi posti di lavoro" non tiene conto delle conseguenze sociali, della perdita di posti di lavoro cui uno stato democratico 'fondato sul lavoro', dopo aver evitato a tutti i costi il fallimento, risponde con sussidi a chi perde il posto. Giacomo Di Stefano
RispondiEliminaSono favorevole ai sussidi di disoccupazione temporanei. La cosa importante è che siano temporanei, lasciare un lavoratore a casa in cassa integrazione per anni, con la speranza che la sua azienda si riprenda, è il vero problema sociale. La soluzione: l'azienda chiude, al lavoratore viene concesso un sussidio, nuove e più competitive aziende entrano nel mercato, il lavoratore trova un nuovo posto di lavoro.
EliminaQuesto schema semplificato non considera il fatto che in un dato paese (Italia) potrebbe non essere più conveniente produrre un certo prodotto (carbone o alluminio) e quindi nuove società in quel settore non apriranno. Bene, in questo caso le aziende devono chiudere, e i dipendenti inventarsi una nuova attività. I lavoratori in Europa non possono essere mantenuti a vita dal contribuente.
Francesco Struzzi
è una giusta osservazione. torno sull'esempio. le imprese che devono essere lasciate fallire sono quelle che hanno bilanci realmente nel baratro con assetts del tutto insufficienti ad assicurare lo svolgimento della attività nel futuro ed onorare i debiti. quelle imprese cioè la cui naturale (ed economicamente oggettiva) fine sarebbe il fallimento. non credo che l'articolo parli di quelle che invece si mostrano in difficoltà per motivi legati ad esempio ad un regime fiscale improponiblie o ad una congiuntura sfavorevole. perchè, mentre nel primo caso in nessun modo sarebbe corretto tenerle in piedi, nel secondo la tua osservazione avrebbe assolutamente ragione. facendo poi a mio avviso tutte le doverose considerazioni riguardo il tipo di imprenditoria di cui si sta parlando... alberto
RispondiEliminaL'articolo pur essendo coerente nella sua logica ha in se una strutturale mancanza: prima di doverci rapportare con il mondo noi, paese Italia, dovremmo rapportarci con l'Europa. Ad esempio, mi spiego meglio, non ha nessun senso parlare di competizione commerciale con i BRICS se ci si è scordati che prima di tutto siamo in competizione commerciale con mezza Europa.
RispondiEliminaAh già, l'Europa, l'euro. Inutile parlare di destra e di sinistra se non lo si fà tenendo ben in considerazione il contesto istituzionale europeo dove, per ora, siamo costretti. Ed infatti è sotto gli occhi di tutti che in parlamento c'è un solo partito, il partito dell'euro; applausi dal colle. La dialettica tra sinistra e destra è annullata dall'euro: entrambe o sono liberiste-liberoscambiste o non sono.
..eh si, sarebbe bello discutere su la sinistra liberista che verrà...ma purtroppo:
La sinistra inventandosi liberista e rivendicando l'euro si sta politicamente suicidando. Infatti l'euro, nel suo probabile futuro fallimento si rileverà essere stato il vero problema dell'economia italiana. Ciò affosserà chi lo ha sostenuto e spianerà la strada a governi di destra tutt'altro che liberisti.
Non mi dilungo oltre, Francesco è un caro amico e già sà i perchè e i percome di quello che ho scritto.
State accorti!