mercoledì 24 ottobre 2012

Il liberismo è di sinistra!

“La destra è figlia legittima degli interessi egoistici dell'oggi. La sinistra degli interessi di coloro che non sono ancora nati. [...] C'é un patto fra le generazioni che dobbiamo avere il coraggio di non dimenticare”. Mi piace citare Vittorio Foa per iniziare la mia riflessione su quale deve essere l'azione di un governo che ispiri il suo operato nella società a valori di sinistra. Ritengo che oggi in Italia vi sia molta confusione tra gli elettori nel distinguere destra e sinistra, questo è dovuto principalmente alla retorica populista  adottata negli ultimi anni dalla politica. I partiti hanno riempito la loro propaganda di parole come meritocrazia, pari opportunità, meno tasse, semplificazione amministrativa, giustizia rapida ed efficiente. Tutti concetti che affascinano e danno speranza agli elettori, che in massa si sono rivolti verso chi con più forza ha insistito su queste tematiche in campagna elettorale. Il passaggio dalle parole alla pratica è stato impietoso. Destra e sinistra si sono applicate in una difesa dello status quo, che in un’ottica conservatrice ha cercato di tutelare il sistema di potere instauratosi in ogni luogo decisionale pubblico.

Al fine di identificare la politica che un moderno governo di sinistra deve adottare cercherò prima di individuare quali sono i principi guida a cui deve ispirarsi. L'argomento è vasto ma può essere sintetizzato attraverso alcune semplificazioni. Le due grandi categorie nelle quali ritengo debbano racchiudersi i principi della sinistra sono l'Onestà e l'Altruismo. L'Onestà deve essere il fondamento di qualsiasi soggetto che decida di mettere il suo operato al servizio della comunità. Tale categoria è propria della destra e della sinistra e non può essere elemento in base a cui identificarsi in una o nell'altra fazione. Una società che si riduce ad eleggere gli onesti in quanto tali è malata e senza fantasia. La categoria che caratterizza la sinistra è l'Altruismo, altruismo verso chi ancora non è nato, che si esplica nella salvaguardia ambientale, nello sviluppo sostenibile e nella difesa del bene comune, l'Altruismo verso gli ultimi e gli emarginati che si esplica nell'accoglienze e nell'integrazione degli immigrati, nelle politiche di assistenza verso i disabili, nell'azzeramento delle sacche di povertà, e nella riduzione delle disuguaglianze sociali contestuale all'aumento della ricchezza. L'applicazione di questi valori alla realtà può avvenire seguendo due diversi filoni ideologici, uno di stampo socialista e l'altro liberista. I due si differenziano essenzialmente per il ruolo giocato dallo Stato nell'attuazione della politica economica. Il primo vede di buon occhio uno Stato fortemente attivo nel campo dell'economia nelle vesti di giocatore, risultando quindi favorevole alle aziende pubbliche, ai finanziamenti alle imprese private, all'assistenzialismo delle imprese ormai tecnicamente fallite, alla difesa del posto di lavoro e non del lavoratore, ad una forte attenzione alle richieste del sindacato e dei cittadini riuniti in organizzazioni. Questa visione è ufficialmente abbandonata dalla sinistra italiana, anche perché in parte vietata dall' Unione Europea, ma risulta populisticamente sbandierata in determinate occasioni e spesso meschinamente applicata per la difesa di bacini elettorali. Il secondo filone ideologico si batte affinché lo Stato operi come arbitro e regolatore di un mercato che autonomamente, salvo casi eccezionali, raggiunge posizioni efficienti. I concetti chiave di questa visione sono: concorrenza, poche e chiare leggi, certezza del diritto, apparato burocratico snello e dinamico, meritocrazia e tutela dei singoli cittadini. Il liberismo può essere più o meno “estremo”, normalmente più a destra si va, più si crede che lo Stato sia un ostacolo al raggiungimento di una situazione di ottimo sociale, più ci si sposta a sinistra più si ritiene lo Stato un deus ex machina, che organizza il campo per poi lasciare i contendenti liberi di giocare, nel rispetto di regole chiare e applicate. Così stanno le cose, chi confonde lo fa per ignoranza o incompetenza. Nelle prossime righe cercherò di rendere chiaro perché è necessario che le regole del mercato vengano applicate in più ambiti del vivere sociale, abbandonando le logiche buoniste che negli anni hanno assopito il paese.
 
La visione di uno “Stato Regolatore”, è quella ufficialmente adottata dal Partito Democratico, ma nonostante ciò nella tradizione italiana si è sempre pensato che la sinistra (...quella vera!) sia esclusivamente quella che affonda le sue radici nella tradizione socialista o comunista. Per motivi a me oscuri, il mercato, l'impresa o la finanza, vengono mal digeriti dall'elettore di sinistra, che in un tumulto ideologico semplifica la complessità di una dottrina ad un mero ordine allocativo, destra o sinistra, prendendo come assoluto il falso assioma liberismo uguale destra. Questa confusione concettuale ha avuto gravi conseguenze nel nostro paese, facendo sì che per venti anni gli elettori credessero che la destra italiana fosse portatrice sana dei valori liberisti solo in quanto destra. Il risveglio dal sonno dogmatico è stato brusco e faticoso, il partito al governo altro non era che un ammasso di burattini al servizio, chi più e chi meno, del padrone che guardava ai propri interessi. Non appena il burattinaio ha rotto i fili, uno dopo l'altro sono rovinosamente tutti caduti al suolo.
Quanto avvenuto non può che essere il risultato di un profondissimo e gravissimo errore di valutazione del miope elettore italiano, il quale non ha minimamente percepito i cambiamenti politici mondiali post 1989 e ha continuato a vedere il mondo attraverso lenti buone negli anni ‘60, ma che l'usura del tempo ha reso antiquate per interpretare la modernità. La sinistra italiana è rimasta per troppi anni ancorata a concetti che oggi risultano essere dannosi al sistema paese. La paura e la mancanza di lungimiranza hanno fatto sì che in quei pochi anni di governo, attuasse politiche in un mix tra socialismo e corporativismo, divenendo quindi un alter ego mal riuscito della destra conservatrice e finta liberista.
 
La complessità che regola il mondo occidentale impone al popolo della sinistra e ad alcuni suoi rappresentanti di allontanarsi dalla scialba visione di buoni e cattivi che combattono per i loro interessi. La lotta di classe è ormai archiviata. Il futuro (e il presente!) sono la sfida con i paesi BRICS, a cui l'occidente evoluto può opporsi solo con conoscenza e tecnologia, competere sul costo del lavoro manuale è molto difficile. Per rimanere al tavolo di gioco è necessario attuare una serie di riforme tra cui: favorire l'afflusso dei grandi capitali esteri attraverso aliquote fiscali vantaggiose per le multinazionali che decidono di stabilire le loro sedi nel bel paese, sviluppare un settore dei servizi finanziari che possa competere a livello mondiale per essere in grado di agganciare la grande domanda di impieghi che proviene da oriente, liberare il mercato dal capitalismo familiare che nasconde rendite e non consente ai migliori di occupare posizioni direzionali e di controllo, lasciare fallire le aziende sul baratro così che giovani imprenditori coraggiosi possano occupare quote di mercato creando nuovi posti di lavoro (... difesa del lavoratore e non del posto di lavoro!), accelerare l'iter decisionale della giustizia, non stilare l'agenda di governo in funzione del volere del sindacato. Le riforme che servono sono tante e da molti anni si conoscono. La loro mancata realizzazione da parte dei governi di sinistra è il frutto di una visione assistenziale della pubblica amministrazione, che ha portato l'Italia ad essere impreparata alle sfide del mondo globalizzato.
Essere di sinistra oggi significa tutelare il lavoratore e non il posto di lavoro, significa consentire ad un giovane di fare impresa senza gli eccessivi oneri imposti dalla pubblica amministrazione, significa creare un sistema in cui contano le conoscenze acquisite con lo studio e non quelle di famiglia, significa consentire ai figli volenterosi delle classi meno abbienti di emanciparsi dalla povertà, significa regolare ogni mercato e lasciarlo libero di raggiungere l'efficienza combattendo rendite e monopoli, significa ridurre le disuguaglianze sociali, consapevoli però che ciò che conta maggiormente è la ricchezza dei singoli individui. Gran parte del mondo occidentale già si fonda su questi principi, e compete con l'Oriente e il Sud America senza dover ridurre il benessere raggiunto negli anni. Affinché anche l'Italia possa entrare nella sfera dei paesi virtuosi c'è bisogno di una sinistra liberista, che lasci alla destra la difesa dello status quo, per imporsi sul presente in difesa del futuro.
 
Francesco Struzzi

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4 commenti:

  1. Questo è un manifesto del Renzismo; resto convinto che il liberismo e quel concetto di 'Altruismo' di cui parla l'articolo siano costitutivamente incompatibili. Ci sono spunti interessanti, ma il liberismo NON è di sinistra. Esempio sintetico: il punto che parla di "lasciare fallire le aziende sul baratro così che giovani imprenditori coraggiosi possano occupare quote di mercato creando nuovi posti di lavoro" non tiene conto delle conseguenze sociali, della perdita di posti di lavoro cui uno stato democratico 'fondato sul lavoro', dopo aver evitato a tutti i costi il fallimento, risponde con sussidi a chi perde il posto. Giacomo Di Stefano

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    1. Sono favorevole ai sussidi di disoccupazione temporanei. La cosa importante è che siano temporanei, lasciare un lavoratore a casa in cassa integrazione per anni, con la speranza che la sua azienda si riprenda, è il vero problema sociale. La soluzione: l'azienda chiude, al lavoratore viene concesso un sussidio, nuove e più competitive aziende entrano nel mercato, il lavoratore trova un nuovo posto di lavoro.
      Questo schema semplificato non considera il fatto che in un dato paese (Italia) potrebbe non essere più conveniente produrre un certo prodotto (carbone o alluminio) e quindi nuove società in quel settore non apriranno. Bene, in questo caso le aziende devono chiudere, e i dipendenti inventarsi una nuova attività. I lavoratori in Europa non possono essere mantenuti a vita dal contribuente.
      Francesco Struzzi

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  2. è una giusta osservazione. torno sull'esempio. le imprese che devono essere lasciate fallire sono quelle che hanno bilanci realmente nel baratro con assetts del tutto insufficienti ad assicurare lo svolgimento della attività nel futuro ed onorare i debiti. quelle imprese cioè la cui naturale (ed economicamente oggettiva) fine sarebbe il fallimento. non credo che l'articolo parli di quelle che invece si mostrano in difficoltà per motivi legati ad esempio ad un regime fiscale improponiblie o ad una congiuntura sfavorevole. perchè, mentre nel primo caso in nessun modo sarebbe corretto tenerle in piedi, nel secondo la tua osservazione avrebbe assolutamente ragione. facendo poi a mio avviso tutte le doverose considerazioni riguardo il tipo di imprenditoria di cui si sta parlando... alberto

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  3. L'articolo pur essendo coerente nella sua logica ha in se una strutturale mancanza: prima di doverci rapportare con il mondo noi, paese Italia, dovremmo rapportarci con l'Europa. Ad esempio, mi spiego meglio, non ha nessun senso parlare di competizione commerciale con i BRICS se ci si è scordati che prima di tutto siamo in competizione commerciale con mezza Europa.

    Ah già, l'Europa, l'euro. Inutile parlare di destra e di sinistra se non lo si fà tenendo ben in considerazione il contesto istituzionale europeo dove, per ora, siamo costretti. Ed infatti è sotto gli occhi di tutti che in parlamento c'è un solo partito, il partito dell'euro; applausi dal colle. La dialettica tra sinistra e destra è annullata dall'euro: entrambe o sono liberiste-liberoscambiste o non sono.

    ..eh si, sarebbe bello discutere su la sinistra liberista che verrà...ma purtroppo:

    La sinistra inventandosi liberista e rivendicando l'euro si sta politicamente suicidando. Infatti l'euro, nel suo probabile futuro fallimento si rileverà essere stato il vero problema dell'economia italiana. Ciò affosserà chi lo ha sostenuto e spianerà la strada a governi di destra tutt'altro che liberisti.


    Non mi dilungo oltre, Francesco è un caro amico e già sà i perchè e i percome di quello che ho scritto.


    State accorti!

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