Ringraziamo Pasquale, autore del blog “il blog di PasqualeMarinelli” per l’opportunità di creare un piacevole dibattito.
L’articolo “BCE: acquisto di bond illimitati”, crediamo non si
focalizzi soltanto su determinati meccanismi di interventi europei che
personalmente troviamo un po’ macchinosi e che lui invece trova del tutto
contradditori. L’articolo di Pasquale, infatti, non vuole parlare di BCE e di
ESM in modo fine a se stesso, ma li considera ingredienti facenti parte di un
enorme calderone velenoso, spacciato ingenuamente da tutti come la pozione
magica alla crisi, che cercano di far inghiottire a cittadini europei, imprese,
risparmiatori, media e forse anche a qualche politico ai piani bassi.
Come per dire: è necessario aprire gli occhi perché quello a
cui si sta credendo ci si ritorcerà contro per una serie di motivi, anche molto
tecnici, che lui propone e spiega.
In merito alle informazioni che sono state date
nell’articolo non nascondiamo qualche perplessità. La prima riguarda
l’interessante grafico presentato secondo cui la serie storica dell’inflazione
europea dimostra che la BCE non abbia ricoperto diligentemente il suo ruolo.
Eppure il suo compito doveva essere quello di mantenere l’inflazione al di
sotto del 2% e quindi, ammessa la correttezza di questo grafico, non sembra che
ci siano stati, a prescindere dall’ultimo periodo, situazioni di inflazione
galoppante per cui incolpare l’operato della BCE, pur tenendo in considerazioni
gli eventuali aumenti percentuali riscontrati nell’arco di tempo di riferimento
.
La seconda perplessità riguarda
l’opinione secondo cui e citiamo “la
banca centrale, col suo appoggio, incentiva lo stato ad indebitarsi ulteriormente. Il denaro raccolto a prestito dallo Stato
andrà a finanziare la politica del relativo governo che, come già si sa,
privilegia una certa classe amica (spesso minoritaria) a svantaggio delle
altre, distorcendo così i
rispettivi mercati nazionali; di conseguenza, la spesa pubblica non diminuirà,
perché se si è fatto nuovo debito, lo si è fatto per aver stabilito una maggiore spesa pubblica (è ovvio!)”. Premettendo che è il fondo ESM a finanziare
l’emissione di debito, vorremmo sottolineare che un paese costretto a
ricorrervi, lo fa in seguito ad una profonda crisi di liquidità che gli impedisce
di pagare stipendi pubblici, pensioni e quant'altro. Concludere quindi dicendo che i soldi
ricevuti possano andare ad alimentare nuova spesa pubblica, per di più
clientelare, è affrettato. Pasquale sembra sbagliare il verso della catena
logica del suo ragionamento, arrivando quindi a conclusioni a nostro avviso
inesatte. L'equazione maggiore spesa pubblica (senza l’ipotesi di bilancio in
pareggio) uguale maggior debito è ovvia e corretta, ma meno corretto è asserire
che maggior debito implichi una maggiore spesa pubblica. Un paese che ricorre
all'ESM è come quel corridore costretto ad aumentare sempre più la sua
velocità, non tanto per andare avanti, quanto per non cadere indietro. Ben venga quindi una struttura istituzionale composita che
consenta al paese in difficoltà di ottenere anche risparmi in conto interessi
(i mercati imporrebbero a tale Stato finanziamenti a tassi
proibitivi), consentendogli così di non entrare nella spirale perversa
che lo condurrebbe al default. In tale contesto, oltretutto, la politica
monetaria della BCE non perderà di certo la sua indipendenza rispetto ai
singoli stati europei a maggior ragione se si predispone un organismo come
l’ESM. Non essendo la BCE, anche dopo questa ultima decisione, come era la
Banca d’Italia prima del 1981 non si vede il motivo per cui il suo appoggio
spinga i paesi ad aumentare il loro debito pubblico.
La terza perplessità, molto più generale, riguarda il
giudizio così aspro di Pasquale nei confronti dell’ESM. È strano pensare che un
organismo creato appositamente per essere esigente nei confronti dei paesi che
vi si sono rivolti attraverso spinte di rigore nei conti pubblici sia così
fuori luogo per chi dopo tutto crede profondamente nell’abbattimento del debito
pubblico.
Gli articoli “Gli Stati uniti d’Europa” ed “Eurostrada” non
volevano sollevare un polverone sulla teoria né tantomeno essere una lente indagatrice
per scoprire chi fosse o meno eterodosso. L’idea comune era piuttosto mettersi
di fronte al fatto che se si vuole fare l’Europa bisogna accettare certi
compromessi, tra cui dare i giusti strumenti alle istituzioni. Certo questo discorso magari non ha senso per chi ritiene
che il sistema delle banche centrali non dovrebbe esistere (magari questa ce la
spieghi).
Vogliamo essere sinceri. Noi abbiamo avuto un tipo di
formazione elargita da professori il cui orientamento teorico ha probabilmente
dimostrato di non essere al passo con l’evoluzione dell’economia e, dopo essere
tornato in vigore negli anni trenta, è stato nuovamente messo da parte. L’insegnamento
tipo che ne deriva si rifà sempre, o quasi, alla riscoperta della teoria
classica ed alla critica di quella neoclassica/marginalista. Il sottotitolo
molto spesso percepibile è stato “l’economia non va come sarebbe giusto (e
vorremmo) che andasse”. Nonostante questa costante idea complottista alla quale
siamo stati esposti ed, allo stesso tempo, dalla quale ci siamo svincolati
(giusto per informazione WaryViews significa sguardi diffidenti, da tutto ciò
che è mera convinzione), leggendo l’articolo di Pasquale, sembra di trovare lo
stesso giudizio e stato d’animo, sebbene tra le teorie definite dominanti ci
siano anche quelle provenienti della scuola austriaca a cui lui spesso fa
riferimento.
Ciò che oltretutto sembra strano è che proprio Pasquale,
all’articolo del collega Gianmarco Bartolo “Finanza, economia e complotti” nel
quale si condannavano quegli economisti i quali fanno dell’economia una
spedizione di principio alla ricerca dell’antagonista o del nemico, aveva
commentato così:
“Ritengo che noi studiosi
(indipendenti) dei fenomeni economici dobbiamo continuare a divulgare i nostri
pensieri, studi che conduciamo e riflessioni, cercando di far aumentare in modo
serio (e non con favole campate in aria) le consapevolezze, di più persone
possibili, riguardanti gli argomenti sul sistema che oggi regola la nostra
modesta ma preziosa vita..”
Parole giuste. Che però si contraddicono se poi ogni
decisione presa in Europa deve per forza avere un secondo fine, un interesse
portato avanti da una lobby, un significato che noi poveri cittadini non
possiamo, e non potremmo mai, conoscere (senza avere quella profonda capacità
di analisi e critica).
Questa è la nostra modesta sensazione che crediamo sia
giusto esprimere.
Un dibattito che nasce dai dubbi ha più senso di un
dibattito in cui si scontrano convinzioni.
Non crediamo sia una malattia per cui dover andare a
ricoverarsi in un pronto soccorso.
Alberto D'Antoni
Francesco Struzzi

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