Attac Italia[1], un’ associazione di promozione sociale, iscritta all’Albo nazionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sta promuovendo in questi ultimi tempi una campagna[2] di stampo economico, ma anche soprattutto politico, per la totale riacquisizione della Cassa Depositi e Prestiti (CDP) da parte dello Stato. Noto operatore di riferimento per gli Enti pubblici in campo di sviluppo di opere infrastrutturali, di internazionalizzazione delle imprese nazionali ed in generale in campo di crescita economica, CDP è stata trasformata in SpA come disposto dall'art. 5, del decreto legge del 30 settembre 2003, n. 269 convertito, successivamente con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, mettendo così in atto uno dei tanti piani di privatizzazione. Danno animo alla campagna il ruolo fondamentale che CDP ha ricoperto, e tuttora ricopre, nell’economia italiana ed il fatto che, nonostante questo, non se ne senta parlare spesso. L’operazione di privatizzazione, avvenuta sotto il ministro Giulio Tremonti oltre a trasformarla in un soggetto privato, accolse nell’azionariato anche soggetti distinti dallo Stato: le fondazioni di origine bancaria. L’operazione di vendita di quote azionarie portò di fatto ad una partecipazione al capitale del 30% da parte delle fondazioni, mentre il 70% rimase in mano al Ministero del Tesoro. Il dossier di Attac è un messaggio esplicito e molto “di parte” su come viene interpretata l’attività di CDP specialmente in merito alle sue fonti di finanziamento primarie che sono connesse al risparmio postale ed all’emissione dei relativi buoni fruttiferi. CDP infatti si trova a gestire un patrimonio molto vasto che nella maggior parte dei casi deriva dai conti correnti postali di lavoratori dipendenti, salariati, pensionati e da tutti coloro che fanno costante uso della attività bancaria ormai praticata da Poste Italiane. Fondi, cioè, derivanti sostanzialmente dal vero risparmio delle famiglie. Conoscere, dunque, l’utilizzo e l’impiego di questo denaro, è per tanto un interesse collettivo, soprattutto se ad essere sotto gli occhi di tutti è la crescita economica. Ad avere questo interesse, non stupisce, sono specialmente coloro che si mostrano contrari alle correnti liberiste dalle quali ci stiamo facendo trascinare.
Tuttavia credo che sia doveroso rivolgere a questo dossier alcune critiche, perché a mio avviso alcuni passaggi importanti sono stati espressi in modo non chiaro (e azzarderei strategicamente). Sono convinto che se fossero stati espressi in modo più esauriente e completo si sarebbe perso il senso politico della campagna. La principale accusa mossa dalla associazione riguarda la trasformazione di CDP in una vera e propria merchant bank per il costante mutamento che ha avuto la sua Gestione Separata.
Infatti, mentre la Gestione Ordinaria, si occupa dei finanziamenti concessi a valere sui fondi provenienti da emissioni di titoli e operazioni di raccolta non garantite dallo Stato ed effettuate esclusivamente attraverso investitori istituzionali per finanziare opere, impianti, reti e dotazioni destinati alla fornitura dei servizi pubblici, la Gestione Separata persegue l’attività tradizionale e tipica di CDP, ossia la concessione di finanziamenti agli Enti pubblici e agli organismi di diritto pubblico, attingendo al risparmio postale garantito dallo Stato e la costituzione di fondi provenienti da emissioni di titoli e altre operazioni di raccolta, che possono essere assistiti dalla garanzia dello Stato. Ecco, sembra, dal dossier di Attac che proprio la Gestione Separata abbia subito dei mutamenti nel tempo tali da far perdere il monopolio di CDP come unico finanziatore degli Enti locali e quindi tali da far innalzare ai livelli di mercato i tassi d’interesse “agevolati” cui invece questa elargiva prestiti. Ma c’è di più, la trasformazione in SpA e l’ingresso dei privati alla compagine societaria ne sono stati un catalizzatore, cioè un elemento che ha velocizzato questo processo. Questo è un primo errore perché è vero (e lo è sempre stato) che i tassi sui prestiti agli Enti pubblici non sono di mercato, ma sono imposti dalla normativa cui CDP sottostà[3]. Infatti proprio la Gestione Separata mantiene una disciplina speciale, in virtù della quale spettano al Ministero dell’Economia e delle Finanze i poteri di indirizzo e di definizione dei criteri di svolgimento dell’attività. Il secondo errore è che in questo ambito bisogna muoversi con molta attenzione specialmente dopo il Patto di Stabilità Interno[4] che fa riferimento alla logica dei saldi finanziari nei bilanci degli Enti locali. Questo risponde alle esigenze degli Enti e, almeno in linea di principio, permette una maggiore libertà di spesa solo per quelli che dispongono di risorse finanziarie proprie e la cui spesa elevata, in termini di capacità di investimento, dovrebbe essere considerata come elemento di virtuosità. Ma a prescindere dalla virtuosità o dalla capacità di spesa dei singoli Enti, spendere a debito diventa taboo. Per cui, di quali prestiti si può parlare se, mediamente, la capacità di spesa degli Enti locali è stata diminuita e così anche la loro necessità di finanziamento?
Andiamo oltre, citando testualmente il dossier. “Le fondazioni bancarie dominano infatti le imprese con le quali la Cassa Depositi e Prestiti fino ad allora competeva, fornendo agli enti pubblici risorse finanziarie a condizioni più convenienti. Dalla trasformazione di CDP in società per azioni, diventa sempre più evidente il passaggio da una politica economica con finalità pubbliche ad una politica di marketing verso gli enti con finalità legate soprattutto alla redditività degli investimenti. Sarà forse un caso che da allora, attraverso una scelta di elevati tassi di interesse sui mutui accesi, le condizioni di finanziamento privilegiato da sempre rivolte agli enti pubblici siano progressivamente svanite, spalancando le porte degli stessi all’indebitamento coi mercati finanziari?
Ed ancora: “La trasformazione di Cassa Depositi e Prestiti in SpA con capitale misto cozza direttamente con la natura dell’ente : come, infatti, possono un ente di diritto privato come una SpA e dei soggetti privati come le fondazioni bancarie decidere per l’interesse generale? Infatti, pur continuando la CDP a mantenere, tra le sue attività, quella “tradizionale” di finanziare gli investimenti degli enti pubblici, con la trasformazione in SpA, questa attività deve avvenire assicurando un adeguato ritorno economico agli azionisti. Come recita l’art. 30 dello Statuto della società “ Gli utili netti annuali risultanti dal bilancio (..) saranno assegnati (..) alle azioni ordinarie e privilegiate in proporzione al capitale da ciascuna di esse rappresentato” . D’altronde, il 2010 si è chiuso con un utile netto di 2,7 miliardi di euro e, dalla privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti ad oggi, il rendimento medio annuo garantito agli azionisti è superiore al 13%. Se l’unità di misura delle scelte di investimento è la redditività economica delle stesse, è evidente il “vulnus” di democrazia rispetto alla loro qualifica di servizio di primario interesse pubblico.
È vero che la gestione dei fondi si è sbilanciata molto verso i mercati di rischio, è ed vero che parte dei dividendi deve essere diviso con gli investitori privati quali sono le fondazioni bancarie. Ma, bisogna far notare, che il famoso risparmio delle famiglie che va a CDP tramite Poste Italiane non può essere utilizzato a piacimento dalla Cassa poiché ci sono dei vincoli, istituiti proprio a salvaguardia dei risparmiatori. Inoltre, evidentemente, sembra essere confusa la natura giuridica della “fondazione”, la quale non nasce per il perseguimento di scopi di lucro e, a differenza dell’associazione, ha i suoi centri d’interesse all’esterno (verso dei beneficiari). Così anche le fondazioni bancarie, proprietarie delle relative casse di risparmio, agiscono in funzione di questo prerequisito devolvendo i dividendi (anche quelli di CDP) per finalità sociali, e quindi reinvestendoli, per altre vie, nel territorio.
Io non sono contrario alla campagna di Attac in quanto si muove in un senso contrario alla visione mainstream dell’economia dettata dalle liberalizzazione e dalla deregolamentazione, però non sento di poter approvare tutte le cause in essa mosse se molti elementi si dimostrano non corretti, e a maggior ragione, se il capro espiatorio diventa ciò che in effetti è solo una conseguenza di un sistema che, una volta fatto partire, si autoalimenta. L’entrata delle fondazioni in CDP è frutto di un accordo bilaterale tra Ministero del Tesoro e fondazioni.
Ma come nascono le fondazioni di origine bancaria? Ebbene, la loro costituzione avviene come conseguenza di una problematica legata all’intenzione di rendere il settore bancario italiano più aperto e globalizzato; e la loro nascita è frutto della mela della discordia: le Casse di Risparmio. La legge n. 218 del 30 luglio 1990, anche detta legge Amato trasformò proprio le casse di risparmio in SpA ed in risposta queste generarono dal loro interno un soggetto giuridico (la relativa fondazione) che potesse ancora una volta mantenere il controllo sulla cassa, semplicemente cedendogli all’attivo le partecipazioni. In seguito, anche sotto il ministro Tremonti le fondazioni furono oggetto di cambiamenti normativi in merito alla detenzione o meno della maggioranza del capitale della relativa cassa di risparmio, fino a quando però lo stesso Tremonti non trovò in loro una possibile soluzione ad un problema che si stava palesando come più incombente: il debito pubblico. L’accordo nacque così. Nessuna normativa incisiva sul patrimonio delle fondazioni a patto che queste avessero contribuito nell’acquisto del 30% di CDP.
Il problema per cui non è tanto in quello che è successo dalla privatizzazione in poi, il problema è nella privatizzazione, che nasce ancora una volta dal concetto di recupero di fondi e come frutto di politiche fiscali restrittive.
Alberto D'Antoni
[2] Link diretto al pdf : http://www.italia.attac.org/spip/IMG/pdf_Dossier_CDP.pdf
[3] Link diretto al pdf : CONDIZIONI VALIDE DAL 24/02/2012 AL 02/03/2012 http://www.cassaddpp.it/content/groups/public/documents/ace_documenti/009922.pdf

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